La banda di Gusto Furbo
La redazione: Giulia, Marco e Chiara
La nostra storia
Tutto è cominciato un sabato di settembre, a una sagra di paese in Umbria, in una fila per la torta al testo che sembrava non finire mai. Giulia era arrivata da Bologna, Marco addirittura da Napoli e Chiara aveva preso il treno del mattino da Torino. Erano uno dietro l'altro da quasi mezz'ora, e così la chiacchierata è partita da sola: quanto deve essere caldo il testo, se l'impasto vuole il lievito o basta un pizzico di bicarbonato, e se la farcitura giusta è prosciutto e formaggio oppure salsiccia ed erbe ripassate in padella.
Quando finalmente sono arrivati al bancone, restava libero un solo tavolo, accanto allo stand del vino. L'hanno diviso. La torta al testo era buona, ma la conversazione lo era ancora di più: Giulia giurava che il segreto del ragù sta tutto nel tempo, almeno tre ore a fuoco bassissimo, e che un goccio di latte sì, ma la panna proprio no; Marco voleva capire perché la pizza fatta in casa non viene mai come quella della pizzeria sotto casa; Chiara raccontava del bonet di sua nonna, preparato ogni domenica con gli amaretti sbriciolati a mano e un caramello che non doveva mai diventare troppo scuro. Sono ripartiti con i numeri di telefono scambiati e una chat di gruppo creata lì per lì, chiamata «Gusto Furbo».
Il nome l'ha proposto Marco, mezzo per scherzo: «gusto», perché prima di tutto un piatto deve essere buono, e «furbo», perché in quasi ogni ricetta c'è una mossa intelligente che fa la differenza. In cucina, furbo non vuol dire fare le cose di corsa o arrangiarsi: vuol dire sapere dove si può risparmiare tempo e dove invece non si scherza. Quando sai perché il risotto si manteca a fuoco spento o perché la carne deve riposare qualche minuto prima di tagliarla, smetti di seguire la ricetta a memoria e cominci a cucinare con la testa.
In quella chat, da allora, è finito ogni trucco che ha funzionato nella cucina di qualcuno: come si fa una carbonara cremosa senza trasformarla in una frittata, come resta croccante la cotoletta anche dopo dieci minuti nel piatto, come si salva una maionese impazzita. La lista si è allungata sempre di più, tra foto, domande fatte a mezzanotte e ricette scritte a mano, fotografate dai quaderni delle mamme. A un certo punto ci siamo resi conto che il loro posto non era soltanto dentro un telefono, ma a portata di mano di chiunque cucini con passione.
Giulia cucina come nessuno i grandi classici emiliani e italiani – ragù, tortellini in brodo, lasagne con la sfoglia tirata al mattarello – e cerca sempre il modo per rendere possibile di martedì un piatto da domenica. Marco è lo smanettone della banda: vuole sapere perché una cosa funziona, misura le temperature, cronometra e spiega tutto in modo che ti resti in testa. Da lui arrivano i trucchi, le cene veloci dopo il lavoro, gli esperimenti con la friggitrice ad aria e la pizza nel forno di casa. Chiara si occupa dei dolci – bonet, crostate, torta di nocciole, tiramisù – e delle storie raccontate attorno alla grande tavola della sua famiglia, a Torino.
Ogni ricetta di Gusto Furbo viene preparata da almeno due di noi, in due cucine diverse, con pentole e forni normalissimi. Non siamo chef e non abbiamo cucine professionali: siamo tre persone che cucinano tutti i giorni, proprio come te. Solo quando una ricetta riesce bene in entrambe le cucine la mettiamo per iscritto, con dosi esatte, tempi, temperature e il trucco che fa la differenza. Oltre alle ricette, da noi trovi guide per la cucina, la casa e l'orto, articoli su ingredienti e tradizioni e storie raccolte nelle cucine di tutta Italia.
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Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2026